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La lotta per la libertà di espressione? Persa

Dobbiamo mettere a freno l’odio sui social, ma come?

Stefano Fossati 2 Maggio 2022

Il lato oscuro dei social stende la sua ombra su Patrick Zaki, che della lotta per la libertà di espressione ha fatto una sua battaglia, pagando un alto prezzo personale. A seguito di un banale sfottò calcistico, Patrick ha subito un linciaggio a mezzo social, in cui gli sono state rivolte offese e frasi di odio. Non commento le persone che si sono rese responsabili di questa aggressione, perché sono incommentabili e non voglio nemmeno porre troppo l’attenzione sul fatto che questa sia rivolta proprio a questo ragazzo, che a causa della sua lotta per i diritti si è fatto il carcere in Egitto. Quanto è avvenuto è drammatico a prescindere, il fatto che sia coinvolto Patrick è solo un’aggravante, perché è quello che succede a moltissime persone ogni giorno, che vengono sommerse di insulti e odio solo per aver espresso un parere, un proprio gusto personale, un loro pensiero. 

I social sono un mezzo di diffusione e di espressione potente, forse per molti troppo potente. Non sono buoni o cattivi a prescindere, sono un mezzo e come tale la loro utilità dipende dal modo in cui li si usa e dalle motivazioni che ci muovono. Il problema è proprio qui, quale sono le motivazioni e le modalità con le quali si usano i social, o meglio, quali sono gli elementi culturali che ci guidano e ci danno un orizzonte e dei limiti nell’uso dei social?

La cultura di fondo che muove l’occidente è la competizione, che facilmente scivola nella prevaricazione, specialmente se esercitata da persone che non hanno cultura, parole, pensieri e idee per prevalere, ma che hanno la necessità culturalmente determinata di farlo per “non sembrare degli sfigati”. Questo spiega molto facilmente perché, in una cultura narcisista e competitiva come la nostra, la discussione non è una modalità di costruzione cooperativa di una lettura della realtà che si opera con l’interlocutore o un processo partecipato tra gli interlocutori di costruzione della comprensione di un dato fenomeno o di una situazione, ma una guerra per prevalere sugli altri e per trionfare schiacciando gli altri e riducendoli al nulla. Questo vale sia che lo si faccia estremizzando le posizioni come nei talk show, in cui dotti maestri cercano l’effetto scenico a scapito della comprensione e dell’approfondimento, sia da parte di persone comuni che, a volte con più mezzi, altre volte con mezzi minori, cercano di prevalere nella guerra con l’interlocutore per annientarlo. Da qui all’offesa e all’odio, il passo è estremamente breve e il terreno scivoloso. Nessun commento per le offese ricevute alla compagna del giocatore Lorenzo Venuti della Fiorentina, ogni parola sarebbe di troppo e superflua.

Dato che questo è il modo di comunicazione determinato culturalmente dalle nostre società e che un pensiero per essere pensato e espresso ha bisogno di parole e di un sistema di comunicazione per veicolarlo, non è difficile capire che ci stiamo condannando da soli a un lungo periodo di oblio della comprensione, in cui i mezzi a nostra disposizione per capire e interpretare il mondo sono scarsi e inefficaci. Gli eredi della società dei lumi si stanno condannando a vagare per il mondo con un lumicino tanto fioco, da rasentare la cecità. 

Category: Società, Top
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